Carrello spesa  ora nel tuo carrello 0
Categorie
CuriositÓ

BATIK

 

Il batik Indonesiano nasce da un’antica tecnica artigianale per la tintura dei tessuti.
Oggi questa tecnica viene raramente utilizzata in quanto i tempi di lavorazione sono molto lunghi.
Il batik è un tessuto di cotone o di seta tinto a mano secondo una tecnica speciale che impiega l’uso della cera liquida sulle parti di tessuto che non si vogliono colorare, lasciando le altre parti scoperte.

IL PROCEDIMENTO

- viene applicata la cera a mano, su entrambi  i lati del tessuto con un piccolo strumento  chiamato “canting”
- viene lasciata asciugare
- si immerge il tessuto in un bagno colorante
- viene rimossa la cera  con acqua bollente
-queste operazioni vengono ripetute tante volte quanti sono i colori che compongono il disegno.

I piccoli particolari e gli innumrevoli puntini determinano il pregio e la qualità del batik oltre ai colori e alle sfumature. E’ un lavoro lungo e accurato, di pazienza e precisione.

I batik che noi vendiamo sono prodotti da artisti indonesiani che seguono rigorosamente la tecnica sopra descritta, non dobbiamo confondere questi pezzi  “unici e originali” con tessuti stampati a macchina.

 

KILIM

Manufatti tessuti a mano ma senza nodi, quindi senza vello ma con dei semplici passaggi di trame fra gli orditi. Il disegno in genere geometrico, si ottiene grazie a una particolare tecnica detta “ a fessura “ che conferisce agli esemplari un effetto ottico vibrante che può ricordare quello dei puzzle, con le loro tessere congiunte insieme.

In passato questi manufatti venivano realizzati da gruppi nomadi o dagli abitanti dei villaggi della Persia, del Caucaso e dell’Anatolia esclusivamente per soddisfare le esigenze d’uso delle comunità o delle tribù e, proprio per questo, non erano mai stati concepiti per la vendita, né tanto meno per l’esportazione; ecco perché sono conosciuti in Occidente soltanto da qualche decennio. Negli ultimi anni, si è fatta strada in Europa e in America un’attenzione sempre più marcata verso questo tipo di manufatti depositari di interessanti aspetti antropologici, che contribuiscono ad accrescerne l’indiscutibile fascino estetico. Cosi nelle case occidentali i piu “pratici” kilim hanno trovato il loro spazio arredando zone giorno, bagni, cucine e stanze dei bambini.

La loro tessitura vanta origini antichissime e soprattutto per secoli e secoli e stata una tra le manifestazioni artistiche più genuine e complesse di tanti gruppi nomadi dell’Asia, che con tale tecnica hanno realizzato i principali oggetti necessari alla loro semplice esistenza quotidiana ( stuoie, sacche, strutture per le tende, cuscini, finimenti per il bestiame e altro ancora).Fatti esclusivamente di lana, materiale facilmente reperibile fra popolazioni dedite alla pastorizia, in genere robusti e resistenti all’usura i kilim iniziarono forse a essere realizzati già nel Neolitico, quando l’uomo inventò le prime tecniche di tessitura.

Difficile classificare con certezza le zone di provenienza poiché i segreti iconografici e tecnici del kilim, forma d’arte spontanea, venivano tramandati oralmente dalle donne delle comunità, alle quali era affidata la loro creazione. Fino a qualche decennio fa si era soliti identificarli considerando la zona o la tribù di provenienza, ma ben presto tale sistema si è rivelato fallace a causa dei frequenti spostamenti dei nomadi e ai matrimoni tra appartenenti a tribù differenti, poiché, in genere attraverso l’unione coniugale le tessitrici abbandonavano i disegni e i simboli del loro clan d’origine per abbracciare quelli del nuovo nucleo di appartenenza.

Per quanto riguarda l’aspetto decorativo, i kilim privilegiano astratti disegni geometrici o motivi naturalistici stilizzati.

In quanto al lavaggio, si può effettuare con acqua fredda e scaglie di sapone neutro (oppure detersivo per lana), risciacquare in acqua tiepida magari aggiungendo, nell’ultimo risciacquo un bicchiere di aceto bianco. Per pulire le macchie bisogna regolarsi come per qualsiasi tessuto di lana.

 

 

MOSAICO

Origine del termine
L’origine della parola mosaico dai piu e messa in connessione con la definizione opus musivum, ossia opera delle Muse, a indicare un manufatto artistico. Il richiamo alle Muse e dovuto all’usanza degli antichi romani di costruire, nei giardini delle ville, grotte e anfratti dedicati alle Ninfe (ninpheum) o Muse (musaeum), decorandone le pareti con sassi e conchiglie. Quindi musaeum o musivum indica la grotta e opus musaeum o opus musivum indica il tipo di decorazione murale. In seguito si affermo l’uso dell’aggettivo musaicus ad indicare l’opera musiva. Sono state indicate anche altre locuzioni, quali musium che significa esprimere qualcosa con diversi colori, oppure museos nel senso di elegante. Le ipotesi pero sono molte e nessuna sembra avere titoli sufficienti per prevalere sulle altre.

Storia del mosaico

I primi mosaici
I piu antichi mosaici a noi pervenuti risalgono al IV millennio a.C. e sono composti di coni di argilla cotta infissi nelle pareti per formare composizioni geometriche. Mosaici di questo tipo sono stati rinvenuti nelle regioni dove fiori la civilta dei sumeri.
Anche in Egitto troviamo mosaici di coni di argilla risalenti al III millennio a.C.. Possono essere inoltre considerate decorazioni musive anche le composizioni di pietre dure, pietre preziose e vetro che ornavano i sarcofagi dei faraoni.

Il mosaico nel mondo greco
La diffusione del mosaico in epoca successiva e legata al mondo greco. Appaiono infatti nella penisola greca i cosiddetti lithostrota, ossia pavimenti di pietra. I lithostrota piu antichi sono composti in opus lapilli, ossia formati da piccoli ciottoli che vanno a comporre disegni delimitati da listelli di piombo, o diargilla come quelli ritrovati a Pella, l’antica capitale della Macedonia, e risalenti al VI secolo a.C. oppure i pavimenti a mosaico realizzati in opus signinum, tecnica che consiste nell’inserire in uno strato di calce e frammenti di coccio (cocciopesto) linee di tessere di marmo distanziate tra di loro per formare disegni geometrici.
Successivamente con lo sviluppo della lavorazione del marmo, di cui la Grecia abbondava, i pavimenti a mosaico si arricchirono di immagini mitologiche o naturalistiche.
Uno dei piu famosi mosaicisti dell’antica Grecia fu Soso di cui si ricordano gli asaroton: pavimenti non spazzati. In queste composizioni infatti veniva raffigurato un pavimento con avanzi di cibo non rimossi dopo il banchetto: lische, pezzi di pane, ossi. Altra opera famosissima di Soso e la rappresentazione di un vaso con colombe abbeveranti conservato a Villa Adriana (Tivoli).

Il mosaico nel mondo romano
A Roma il mosaico si affermo in tarda età repubblicana. Oltre all’utilizzo dei marmi policromi provenienti da tutti i territori dell’impero, si diffuse anche l’utilizzo del vetro per le composizioni musive, che si svilupparono non solo con la realizzazione dei pavimenti musivi, ma anche con la creazione degli emblemata: pannelli verticali in mosaico incastonati nelle pareti delle case piu ricche. Parallelamente alla maggiore diffusione del mosaico si ebbe lo sviluppo delle tecniche di composizione:

  • gli scutulata pavimenta in cui nella malta formata di calce e cocciopesto venivano inserite tessere di marmi di vari colori;
  • l'opus sectile, che consiste nell’accostare tessere di grandi dimensioni e di colore diverso per formare disegni geometrici;

 

JODANG

 

Cos'è lo Jodang?? Lo Jodang è un cesto di legno proveniente dalle zone di Madura, in Indonesia. E' noto anche come cesto nuziale, lavorando e incidendo il legno di teak. 

Nell'antichità, lo sposo creava il cesto per la sua sposa, incidendo e decorando il legno, poi il cesto veniva riempito di doni per la sposa. Spesso vi era poi inserito anche un bastone di legno o una canna di bamboo in due fori, e il cesto era portato alla cerimonia sorretto da due uomini.

 

Image and video hosting by TinyPic